Giorgio Podda

Quadri ad olio, acquarelli e gouaches, illustrazioni, ceramiche

mail@giorgiopodda.com



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Illustrazione
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Giorgio Podda è nato nel 1953 a Serramanna.
Pittore e illustratore, vive e lavora a Cagliari.

Durante gli anni ‘70 e ‘80 si dedica prevalentemente all’arte del ritratto, con l’acquerello, la gouache, la matita o l’olio. 

È dal 1987 che decide di affiancare all’attività artistica quella espositiva. Comincia a dedicarsi all’illustrazione per ragazzi, nell’ambito pubblicitario ma anche in quello editoriale.

Ossessionato ed avvinto dagli archetipi del corpo umano nell’arte, quanto riluttante all’ultimissima “avanguardia”. Tuttora commosso dall’arte del passato, e in particolare dalla pittura di Mark Rothko, Jacopo Bassano, Giorgio Morandi, Beato Angelico, Giotto, Paul Klee, Pontormo, Rembrandt ed altri.

Le sue pitture sono permeate da uno stile pastiche, dove il linguaggio alto della figurazione artistica si mescola con la sobrietà di temi e vicende. Una prosa vernacolare espressa attraverso una figurazione colta e spesso anticheggiante. Dipinti ironici e molto affettuosi contemporaneamente, scanzonati e, a ben guardare, con una spiccata vocazione all’erotismo.

Riprendendo aspetti della poetica barocca e manierista sono teatri per i corpi – che assumono spesso dimensioni monumentali –, gli oggetti quotidiani e i moti dell'animo, tesi questi agli interessi e avvenimenti della quotidianità.

Ogni quadro ha, sia pure in piccola dose, una componente letteraria, scritta direttamente sull’opera, in forma di titolo. Può essere di compendio alle immagini, oppure, spesso, indipendente da queste, recitare spezzoni di una sorta di diario intimo fatto di libere associazioni di pensiero.

"Il sugo del mio lavoro è che, con le mie figurine (non sono persone), voglio monumentalizzare il quotidiano (nella sua forma minima). Trovo divertente, serventomi di gran parte dell’armamentario della pittura antica ‘celebrativa’, eroicizzare la defaiance, la goffaggine di una caduta, il vojerismo del poco e del nulla. Fare, insomma, l’apologia del difetto, e – perché no? – della sconfitta.
Che io sia intenerito da tutto questo o meno, quello che voglio è “vedere”, sia pure tutta storta, quella piccola parte “mancante” dell’Arte che mi incantava.”

Le sue escursioni al di fuori della Sardegna, verso il resto dell’Italia e l’estero, sono poco frequenti, per una sorta di timor panico che questo pittore ha riguardo il viaggio per mare o per aria.
Appagato dal sole e dal mare che avvolge la sua città, crede, ingenuamente, che avanzi sempre tempo per passare aldilà del Mediterraneo.

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